MONUMENTI

Basilica di San Simplicio.

 

L’edificio sacro, riconosciuto come il più antico monumento religioso della Sardegna nord-orientale, testimonia la diffusione del cristianesimo nell’isola. L’area su cui sorge la chiesa cela precedenti fasi di culto extraurbano, prima forse fenicio poi greco, punico, romano e paleocristiano, come dimostra il sito archeologico visitabile nel sottosuolo della piazza antistante. La struttura, edificata tra la fine dell’XI e l’inizio del XII secolo, presenta l’impiego di una tecnica costruttiva mista: mattoni e granito. Il suo stile è romanico è contaminato da influenze pisane e lombarde e donano un aspetto sobrio e maestoso, praticamente privo di elementi decorativi. Alcuni studi hanno riconosciuto tre periodi costruttivi: l’abside e i muri perimetrali sono stati realizzati nel XI secolo; la copertura a botte delle navate laterali è stata realizzata agli inizi del XII secolo, mentre la copertura e la facciata sono stati ultimati qualche decennio più tardi. L’interno dell’edificio è composto da tre navate con al centro l’abside nel quale è possibile ammirare due affreschi che ritraggono San Vittore e San Simplicio. E proprio a quest’ultimo santo, patrono della città di Olbia che la tradizione cristiana stabilisce martire sotto le persecuzioni dell’Imperatore Diocleziano, che è intitolata la maestosa cattedrale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nuraghe Riu Mulinu Cabu Abbas.

 

Fra i luoghi da vedere a Olbia c’è sicuramente il Nuraghe Riu Mulinu Cabu Abbas, conosciuto come il Nuraghe di Cabu Abbas, perché costruito in cima all’omonima collina rocciosa che domina il Golfo di Olbia, a 246 metri sul livello del mare. Il manufatto venne realizzato in una posizione altamente strategica per fronteggiare le incursioni dei nemici e rappresenta un’importante testimonianza delle capacità architettoniche della civiltà nuragica che nel territorio olbiese ha lasciato i segni del suo passaggio. Il sito archeologico risale ad un’epoca che va dal 1300 e il 1200 a.C., ed è caratterizzato da possenti mura che circondano la torre nuragica. Le mura si sviluppano per 220 metri circa, hanno uno spessore di quattro metri ed in certi punti arrivano all’altezza di più di cinque metri. Due aperture nella muraglia consentono l’ingresso all’area dove sorge la torre nuragica, formata da blocchi di granito, con all’interno una scala che in origine conduceva ad un terrazzo ormai crollato. Nella torre sono ancora visibili due nicchie e un pozzo. Nel corso degli scavi del 1936 venne rinvenuto un bronzetto nuragico che raffigura una donna con un’anfora sulla testa. Proprio questo ritrovamenti fa ipotizzare gli studiosi che il nuraghe potesse essere utilizzato anche per scopi religiosi legati al culto dell’acqua.

Una volta arrivati alla frazione Osseddu-Olbia 2, si prosegue lungo una strada in cemento, per raggiungere un piazzale con una fontana. Da lì si deve continuare a piedi per circa 400 metri, lungo un sentiero in salita, fiancheggiato da una staccionata in legno.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Castello di Pedres.

 

Il castello di Pedes, detto anche castello di Pedres o Castello Pedreso o Pedrese, è uno dei luoghi di interesse di Olbia e ne simboleggia, insieme alla chiesa romanico- pisana di San Simplicio, il pieno periodo giudicale. Il manufatto risale alla metà del XIII secolo, al periodo della dominazione Pisano-Aragonese e venne realizzato utilizzando la pietra locale. Se ne attribuisce la committenza ai Visconti, la potente famiglia di Pisa che resse le sorti del giudicato gallurese per quasi tutto il secolo. La funzione della struttura fortificata era quella di difendere Civita ed i suoi confini con il giudicato di Torres. Oggi, del complesso originario dotato di quattro torri e due piazzali, circondato da mura poligonali, si possono ancora osservare una doppia recinzione, di cui una di forma quadrilatera piuttosto estesa, un edificio di forma rettangolare con due stanze, di cui una caratterizzata da una volta a crociera, una cisterna per la raccolta delle acque piovane e il mastio, che anticamente era formato da quattro piani. L’intero complesso fortificato è edificato su una modesta, ma ripida emergenza rocciosa alta 89 metri, dalla quale si sovrasta la parte meridionale della conca di Olbia.

 

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Teatro Michelucci.

 

Uno dei luoghi moderni di interesse del Comune di Olbia è il Teatro Michelucci. La struttura fu realizzata basandosi sul progetto del celebre architetto, urbanista ed incisore Giovanni Michelucci, defunto poco prima dell’avvio dei lavori, che pose la sua firma su opere significative come la stazione di Firenze Santa Maria Novella e la chiesa dell’Autostrada del Sole. Alla realizzazione della struttura parteciparono anche gli architetti Marcetti ed Emanueli. Il teatro è caratterizzato da un laboratorio teatrale con tribuna retrattile da 150 posti e da un teatro all’aperto in grado di ospitare duemila persone sedute, con un palcoscenico che si estende per ben 500 metri quadrati. Il complesso architettonico comprende anche un centro di documentazione con una sala multimediale ed una biblioteca, un soppalco in legno, un impianto di illuminazione di grande effetto, il tutto realizzato in una sapiente combinazione dei materiali legno ed acciaio. I camerini ed i servizi alla scena si trovano in una torretta di quattro piani. Il teatro fa parte dell’area residenziale di Olbia Mare, non troppo distante dal centro cittadino, lungo la strada statale 125. Da qui è possibile godere della splendida vista sul Golfo di Olbia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Villa Tamponi.

 

Villa Tamponi è un monumento privato di interesse però del Comune di Olbia. L’elegante struttura in stile neoclassico fu realizzata nel 1870 su volontà di Giovanni Battista Tamponi, agente generale di navigazione e proprietario terriero che all'epoca ricopriva il ruolo di rappresentante dei consolati inglese e francese. Gli originari sei ettari appartenenti alla proprietà, bonificati nella parte verso il mare dove in seguito sarebbe stato realizzato l’idroscalo, sono attualmente un parco con splendidi alberi e pregiati giardini. La villa in passo ospitò all'interno delle sue stanze personaggi illustri che vi si recavano soprattutto per organizzare battute di caccia, fra cui la Principessa Iolanda di Savoia, cacciatrice appassionata, i Principi Chigi, i Ruffo di Calabria, i Calvi di Bergolo. La villa che si trova nel cuore di Olbia, a pochi passi dal palazzo Municipale e con vista sul lungomare e la struttura del Museo Archeologico sull'isola di Peddone, viene aperta ai curiosi durante le manifestazioni culturali come Monumenti Aperti. Al centro di un contenzioso tra eredi, la villa merita di essere ammirata anche dall'esterno.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Palazzo Municipale.

 

Il Palazzo Municipale è un monumento di significativo interesse storico ed artistico di Olbia. L’edificio venne costruito seguendo lo stile liberty e originariamente era stato edificato per un uso privato. Si trattava infatti di una villa, edificata nel 1932 su di un progetto realizzato da Bruno Cipelli per la famiglia Colonna di Ponza. La struttura è caratterizzata da una pianta rettangolare, con ingresso sovrastato da un balcone con una balaustra, sulla quale si trova una porta finestra con due archi. Le finestre sono ad arco a tutto sesto, oppure ad arco ribassato e parte di esse è dotata di un balcone.

Attorno al palazzo si possono ancora ammirare alcuni resti del complesso archeologico del porto antico, di cui un’ampia parte è situata al di sotto dell’attuale lungomare di via Principe Umberto e via Genova. Durante gli scavi archeologici portati avanti nel 1999 e nel 2001 sono state rinvenute 24 navi di cui due di età neroniana – vespasianea, undici del periodo vandalico e sei di epoca medievale. Di fronte all’area di scavo esistevano due chiese, rispettivamente al n° 7 e n° 14 dell’attuale Corso Umberto. I due templi in età romana si aprivano sul foro e la cui parte della pavimentazione e visibile accanto al palazzo Municipale, ovvero il piazzale circondato da edifici pubblici dove i cittadini si radunavano per trattare gli affari.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Necropoli di San Simplicio.

 

L’area archeologica Tempio Necropoli di San Simplicio, rappresenta un’importante sede museale della città e custodisce parte dello scavo archeologico eseguito in occasione dei lavori di riqualificazione dello spazio antistante la Basilica di San Simplicio. Durante lo scavo vennero restituite circa 450 tombe di età romana databili dal 200 a.C. al 300 d.C., che testimoniano una stratificazione di fasi di culto extraurbano e necropoli che attraversa i primi 2000 anni della storia di Olbia, dalla sua nascita con i Fenici fino al Medioevo.

L’area archeologica, visitabile dietro l’acquisto di un biglietto, ha due ingressi, uno in via Gabriele D’Annunzio e l’altro direttamente dalla piazza di San Simplicio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mura Puniche.

 

Il tratto murario ad oggi meglio conservato e visibile è situato tra via regina Elena e via Mameli, in via Torino. Lungo circa 64 metri, appartiene al settore occidentale delle mura ed è caratterizzato da un torrione, da un’apertura e da una doppia cortina. Il torrione ha una forma quadrangolare ed è stato costruito con blocchi di grosse dimensioni, ben levigati nella sola faccia a vista appena sbozzati all'interno.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Biblioteca Comunale Simpliciana.

 

Il palazzo del centro storico di Olbia che attualmente ospita la biblioteca comunale, fu costruito alla fine del secolo scorso e fu sede del Municipio fino al 1935 circa. Successivamente fu utilizzato come Commissariato di Polizia e dalla Pretura con il relativo carcere mandamentale, quindi dall’ufficio postale e dal Comando di Polizia municipale. Attualmente la biblioteca custodisce più di diciassettemila volumi, di cui 2055 volumi sono stati donati da Dionigi Panedda, storico e rigoroso studioso della Città di Olbia. Una delle sale è invece dedicata al giornalista olbiese Alfonso De Roberto, la cui famiglia ha donato alla biblioteca la sua raccolta di libri.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Acquedotto Romano “Solladas”.

 

Nei pressi del vecchio Ospedale San Giovanni di Dio, tra via Canova e viale Aldo Moro, sono visibili alcuni resti dell’ultimo tratto dell’acquedotto di Olbia. Su qualche tratto murario è possibile ancora osservare i resti di due condotte, una delle quali obliterata dall’altra. Nel 2003, all’interno del cortile dell’Ospedale,  vennero portati avanti degli scavi che riportarono alla luce quattro piedritti inseriti nella roccia opportunamente scavata, a testimonianza di una modifica del tracciato dell’acquedotto, dovuta evidentemente a errori di calcolo della prima progettazione, una modifica da porre in relazione alla obliterazione e successiva ricostruzione dello specus, già notate in via Canova. Tutta l’area attraversata da questo tratto di acquedotto era una zona non ancora urbanizzata, situata ai margini dell’area palustre che anticamente circondava la città.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tomba dei Giganti “Su monte ‘e S’Abe”.

 

A pochissima distanza dall’aeroporto di Olbia - Costa Smeralda, si trova la Tomba dei Giganti di Su Monte ‘e S’Abe, uno dei sepolcri nuragici ritrovati nell’isola. L’intero monumento funerario era probabilmente ricoperto da un tumulo di terra e pietre. Frontalmente, la struttura era delimitata da un semicerchio, dal nome di esedra, che probabilmente era l’unica parte che rimaneva scoperta. Al centro dell’esedra si trovava una enorme stele granitica scolpita alta fino a quattro metri, con alla base una piccola apertura, usata presumibilmente per l’ingresso nella tomba. Al suo interno, il sepolcro era formato da una camera funeraria che solitamente era lunga dai 5 ai 15 metri ed era alta al massimo un paio di metri. Vista dall’alto la struttura ricorda sia la testa di un toro che la stilizzazione di un utero, ma anche quella del bacino e delle membra di una partoriente. La Tomba dei Giganti di Monte ‘e S’Abe mantiene le caratteristiche comuni a molte tombe dei giganti. Della stele centrale è però rimasta solo una parte. L’intera struttura è lunga 28 metri, per sei di larghezza, mentre la galleria sepolcrale è lunga oltre dieci metri. Ed è proprio grazie a queste sue misure, che quella di Monte ‘e S’Abe si può considerare una delle più grandi Tombe dei Giganti dell’isola. La costruzione del monumento funerario, come in molti altri casi, è passata per diverse fasi. La forma a pianta rettangolare risalirebbe al periodo prenuragico (Bronzo antico: 1800-1600 a.C.), con l’utilizzo di pietre meno lavorate e con la sola presenza della stanza funeraria. Anche alcune delle lastre di copertura risalirebbero a quel periodo. In piena epoca nuragica (intorno al 1600 a.C.) la costruzione fu modificata e abbellita con nuovi elementi architettonici. La facciata monumentale ad esedra e il rivestimento della camera funeraria con un paramento esterno risalirebbero infatti a questo periodo.

Dopo aver percorso la strada Olbia-Loiri, all’altezza del km 3,3, si percorre un sentiero segnalato da cartelli e si può raggiungere il sito archeologico.